Stephen King e “On Writing”, idee di Scrittura Creativa

Dopo aver analizzato pareri autorevoli che sostengono o criticano l’utilità dei corsi di Scrittura Creativa, e averne tratteggiato una breve storia, mi concentrerò su uno dei libri maggiormente consigliati quando si affronta la questione della scrittura in generale. On Writing di Stephen King, pubblicato nel 2000, è, a detta del suo stesso autore, “un tentativo di spiegare, in maniera sobria e concisa, come ho incominciato con questo mestiere, quanto ne ho imparato fino a oggi e come lo si mette in pratica”.

On Writing di Stephen King è un libro assolutamente da leggere. Il suo autore può contare su un punto d’osservazione esemplare. King è uno degli scrittori più prolifici del pianeta e ha vissuto l’atmosfera di corsi e laboratori di scrittura in prima persona, oltre ad essersi dedicato all’insegnamento.

IL PRIMO CONSIGLIO IN “ON WRITING” DI STEPHEN KING

Il primo e fondamentale consiglio che ci dà Stephen King è semplice: per diventare scrittori bisogna leggere e scrivere molto. Scrivendo in continuazione prenderemo sempre più dimestichezza con gli strumenti del mestiere e andremo via via ad affinare le nostre abilità di scrittori. L’importanza maggiore della lettura sarebbe invece quella di favorire e rendere familiare il processo di creazione.

MANUALI

Il parere di Stephen King a proposito dei manuali di Scrittura Creativa è abbastanza chiaro. Nella sua seconda prefazione a On Writing lo scrittore statunitense va dritto al sodo:

La maggior parte dei manuali di scrittura creativa sono pieni di stronzate. I romanzieri, compreso il sottoscritto, non hanno un’idea precisa di quello che fanno.

Stephen King, On Writing

L’unico manuale consigliato esplicitamente da King è Elementi di Stile nella Scrittura; pubblicato nel 1918 da William Strunk Jr. Nel 1959 ha visto la luce una versione ampliata del testo per mano di Elwyn Brooks White, autore di Le Avventure di Stuart Little.

Elementi di Stile nella Scrittura è un vero e proprio oggetto di culto, il Time lo ha inserito in una lista dei migliori e più influenti libri scritti in inglese nel secolo scorso. Mark Garvey, caso abbastanza particolare per un manuale di scrittura, ne ha tratteggiato la storia in Stylized: A Slightly Obsessive History of Strunk & White’s The Elements of Style (2009).

SEMINARI E CORSI DI SCRITTURA

Stephen King afferma di nutrire grandi dubbi anche in merito a laboratori e seminari di scrittura. Le continue osservazioni dei “colleghi” sul suo operato porterebbero lo scrittore all’interruzione del flusso creativo.
Secondo Stephen King la prima stesura di un’opera andrebbe buttata giù senza la minima distrazione; “a porte chiuse”. Dover dare conto ad altre persone durante questa fase porterebbe a un inutile dispendio di energie. A detta dello scrittore americano avere un luogo isolato e ben definito adibito alla propria arte è uno dei punti fondamentali per dare il meglio, sebbene vengano citati illustri scrittori che non si attengono (o non si attenevano) a questa regola.

In realtà, non avete veramente bisogno di lezioni, seminari e di questo o altri libri sull’argomento. […] Il metodo migliore consiste nel leggere un sacco. Le esperienze migliori sono quelle di autodidatta, in genere con la porta chiusa.

Stephen King, On Writing

Se c’è una cosa certa, continua Stephen King, è quella che i corsi fanno bene a chi insegna. Per chi scrive è difficile mantenersi con la propria arte (se lo è in America figuriamoci in Italia, dove i numeri dell’editoria sono decisamente più tragici). In questo mondo bisogna fare molta attenzione; “circola gente capace di fregare soldi ad un cieco”. E adesso, aggiungerei, bisogna essere ancora più diffidenti. Basta guardarsi intorno. Siamo circondati da case editrici che pubblicano ogni tipo di porcheria solo per spillare qualche soldo a novelli (e non) autori impazienti di fregiarsi del titolo di scrittore.
Per agenti letterari e valutatori di opere truffaldini, inoltre, prima era più difficile riuscire ad avere visibilità, adesso basta avere un sito internet e saperci fare un po’ con le parole.

LE STORIE PRENDONO FORMA DA SOLE

Nonostante il lavoro dello scrittore abbia a che fare col mondo dell’artigianato, Stephen King afferma a chiare lettere che le storie si presentano alla nostra mente in maniera autonoma. Sta a noi distinguere quelle buone da quelle brutte. E spesso possiamo fare centro unendo due pensieri disgiunti che, una volta uniti, creano all’improvviso qualcosa di nuovo e interessante.

Le storie, dunque, prendono forma quasi da sole. Per questo Stephen King, a differenza quanto affermato da altri teorici dello storytelling, non dà centralità allo sviluppo a priori di una trama ben definita. Correremo il rischio di trovarci poi di fronte a una struttura rigida che imbriglierebbe in parte lo spontaneo processo creativo.

STILE

Per quanto riguarda lo stile di uno scrittore,  il lettore deve essere la più grande preoccupazione. Per questo ben vengano proposizioni imperfette dal punto di vista teorico; ma solo se questo serve a snellire la narrazione, a dare ritmo e chiarezza alla vicenda. Dobbiamo sempre sforzarci di rendere tutto il più comprensivo possibile.

Dobbiamo evitare di imbellettare lo stile di romanzi e racconti in modo artificiale. Molto spesso la “regola fondamentale del vocabolario”  è quella di utilizzare la prima parola che viene in mente; dialoghi e narrazione appariranno così più scorrevoli e coerenti.

Secondo Stephen King dobbiamo evitare l’abuso di avverbi e di verbi in forma passiva. La semplicità va ricercata poi utilizzando il più possibile ”Lui disse”, “Lei disse”, “Egli disse” come verbi dichiarativi.

Per l’autore di On Writing l’unità di misura di base della scrittura è il paragrafo, non la singola parola.
Stephen King ci da un piccolo ma fondamentale suggerimento per evitare di allontanarci troppo dalla retta via: i paragrafi devono essere composti da una preposizione d’esordio, le successive serviranno a nient’alto che ad ampliarla e puntellarla.

STRUTTURA

Per Stephen King romanzi e racconti consistono i tre parti:

  • Narrazione: porta la storia A a B fino a Z
  • Descrizione: crea una realtà tangibile per il lettore
  • Dialogo: dà vita i personaggi, tramite i loro discorsi

PERSONAGGI

Il contesto viene prima dei personaggi, che all’inizio della creazione sono spesso piatti e incolori. Questi prenderebbero vita durante il processo creativo in maniera autonoma.
King ci spiega che molto spesso sa già a grandi linee dove vorrebbe andare a parare, ma che vuole che i personaggi dei suoi racconti agissero come guidati da una propria coscienza. Per questo a volte non si limita che a “ficcarli” in situazioni particolari e a vedere poi come si comportano.

Per delineare connotati, corporature e indumenti dei personaggi delle nostre storie dovremmo applicare la regola che Stephen King ci invita a seguire nelle parti descrittive. Dobbiamo essere equilibrati, evitando approssimazioni ma anche un eccesso di particolari.

A scuola tutti abbiamo incrociato degli sfigati; se delineassi alla perfezione i miei, in parte bloccherei il ricordo dei vostri, rischiando di inficiare il legame di muta comprensione che ambisco instaurare tra noi.

Stephen King, On Writing

Il modo migliore per dare profondità ai nostri personaggi è quello di calarli in situazione esemplari  e definirne il carattere tramite le loro azioni, non ricorrendo a un pedante approfondimento psicologico. Ritorna qui la sempre citata regola d’oro della scrittura: Show, don’t tell.

Delineare un buon personaggio letterario è un’operazione piena di insidie, Stephen King ne è pienamente consapevole. Uno degli errori di cui si accorge maggiormente in fase di revisione è, ci dice, quello di notare deboli motivazioni nel comportamento dei protagonisti delle sue storie.

MESSAGGI, SIMBOLI E TEMA IN ON WRITING

Partire da un tema o da un simbolo per narrare una vicenda è sempre dannoso, in quanto comporterebbe un irrigidimento del processo creativo; detto ciò, se un simbolo particolare servisse a dare compattezza e struttura alla storia ben venga.
A mano a mano che scriviamo potrebbe far capolino un tema centrale alla base della narrazione. In questo caso potremmo decidere se declinare in un certa direzione le revisioni di quanto scritto. Se dovesse palesarsi un significato sottostante alla vicenda, lo faremo uscire fuori; cercando di evitare messaggi morali e un approccio meccanico alla questione.

IL LETTORE IDEALE PER STEPHEN KING

Secondo Stephen King ognuno di noi ha un Lettore Ideale. Si tratta della persona di cui ci chiediamo maggiormente “cosa penserà quando leggera questa cosa?” mentre siamo intenti a scrivere.
Naturalmente i sui requisiti principali devono essere competenza e sincerità.

Stephen King ci parla di un ristrettissimo circolo di affidabili amici recensori che hanno l’onore di leggere in anteprima le sue creazioni. Il loro giudizio è fondamentale. Ma nessuno può “dare un’occhiata” prima che sia terminata la prima stesura.

Coprtina di On Writing di Stephen King, Editore Pickwick.
In On Writing Stephen King indica come suo Lettore Ideale la moglie Tabitha, anche lei scrittrice.

REVISIONI

In fase di seconda stesura uno dei compiti principali è quello di scremare tutto il superfluo. Una delle regole che viene citate nel libro è quella del -10%. La seconda stesura deve essere generalmente inferiore alla prima di un dieci per cento del volume. In On Writing è presente un’interessante dimostrazione pratica di questa teoria, oltre all’aneddoto di come Stephen King ha appreso la regola.

LA SINCERITÀ PER STEPHEN KING

In On Writing uno dei concetti chiave è quello di sincerità. Dobbiamo parlare di ciò che ci piace, di ciò che conosciamo; sempre tenendo presente il rispetto per il lettore.
Per questo dobbiamo evitare di sfoggiare a tutti i costi le nostre competenze, se queste non sono al servizio della narrazione.

Stephen King scrive che una delle cose che rende più appetibile una storia è quella di fare riferimento a un determinato ambiente lavorativo. Ma anche qui bisogna trovare un equilibrio. Troppi particolari appesantirebbero la storia. Gli eventuali riferimenti al mondo del lavoro devono essere utilizzati per colorire la vicenda e delineare un quadro credibile su cui poggiare la narrazione.
Stesso discorso vale per le ricerche che magari abbiamo dovuto svolgere per tratteggiare un contesto plausibile per le nostre storie. Lo scopo della ricerca è creare uno sfondo coerente, non quello di  ammorbare il lettore con dettagliatissimi particolari di ciò che abbiamo appreso.

Sempre a riguardo della sincerità, Stephen King sembra più che onesto quando afferma che il motivo che lo spinge a scrivere non è il denaro: “Lo faccio perché mi dà gioia, e proprio per questo, continuerei all’infinito”.

CONCLUSIONE

Avete il libro? Cosa ne pensate? Avete anche voi qualche consiglio da suggerire a chi si occupa di scrittura?


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Stephen King e "On Writing", idee di Scrittura Creativa
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Riassunto dei concetti fondamentali del libro On Writing di Stephen King.
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