Intervista a Cinzia De Carolis, la “Lady” del doppiaggio

Ho fatto due chiacchiere con Cinzia De Carolis; voce di Lady Oscar e di numerose attrici internazionali, presente in clamorosi successi commerciali come la saga di Toy Story e da anni punto di riferimento nel panorama del doppiaggio italiano.

Cinzia adesso si occupa soprattutto di direzione del doppiaggio ma, viste le sue poliedriche esperienze nel mondo dello spettacolo, ho approfittato della sua disponibilità per farle qualche domanda anche su altri media.

Ecco l’intervista a Cinzia De Carolis:

IL DOPPIAGGIO OGGI

L’impressione è quella che i doppiatori oggi siano molto più “visibili” rispetto al passato. Credi che il motivo sia quello che ci troviamo di fronte a una maggiore segmentazione dei canali di informazione? O credi c’entri anche il fatto che il doppiaggio si sia scrollato di dosso una sorta di senso di inferiorità rispetto ad altre professioni dello spettacolo?

No… non credo ci sia mai stato un senso di inferiorità rispetto ad altri mestieri collegati al mondo dello spettacolo. Forse, semplicemente, in passato era meno percepita l’importanza di avere un prodotto accompagnato da un doppiaggio di qualità che rispettasse l’originale.

l’Italia è ancora l’eccellenza per quanto riguarda il doppiaggio?

Sicuramente l’Italia è ancora il massimo da questo punto di vista, siamo pieni di doppiatori ben preparati.

Oggi si va più veloci in sala doppiaggio?

Si, si corre di più. Le nuove tecnologie danno una mano, ma andare a questi ritmi non è comunque sempre una cosa positiva.

CONSIGLI

C’è una singola caratteristica che prevale sulle altre nell’indicare se un bambino, o un ragazzo, è particolarmente dotato per la professione di doppiatore?

Non mi sento di dire che ci sia una caratteristica particolare che prevalga sulle altre.
Diciamo che ci si rende conto se una persona è portata o meno soprattutto dal modo in cui si pone in sala. Bisogna saper gestire l’emozione.

Qual è l’errore che vedi, o meglio, senti fare più spesso in sala?

Tante persone che si stanno affacciando adesso a questa professione non ascoltano l’originale prima di parlarci sopra. Mi capita di vederlo fare anche a colleghi famosi, non solo a chi è alle prime armi. Probabilmente questo modus operandi è figlio della stessa fretta con cui si deve lavorare al giorno d’oggi; però a mio avviso è fondamentale trovare il tempo necessario per sentire con attenzione l’originale prima di doppiare una scena.

Qual è la differenza principale, nell’approccio al lavoro in sala, tra chi si è formato in un contesto analogico e chi invece è entrato in un mondo già digitalizzato?

Anche qui, torniamo sullo stesso punto. Adesso si tende a sottovalutare troppo l’importanza di ascoltare le scene da doppiare in lingua originale. Per il resto non credo ci siano grandi differenze.

I DOPPIATORI E GLI SPOILER

Succede di essere infastiditi da persone che desiderano avere notizie su prodotti doppiati ma non ancora usciti in sala o in tv?

Ogni tanto ci hanno provato a strapparmi qualche indiscrezione… ma non ci sono mai stati episodi seccanti.

TEATRO

In una tua vecchia intervista hai detto che la cosa che ti dà più soddisfazione è il teatro. È ancora così? Ti è mai capitato di avere la sensazione che alcuni tuoi lavori molto popolari abbiano in un certo senso messo in ombra esperienze che per te reputi più interessanti?

No, assolutamente, non mi è mai capitato di avere questa sensazione. Ho fatto esperienze lavorative diversificate, quello sì; teatro, cinema, televisione. Ma ho sempre considerato il doppiaggio come la mia professione primaria.

CINEMA

Nonostante una prestigiosissima carriera come doppiatrice, hai anche recitato in un film cult come “Apocalypse Domani”. Quello dei film definiti un po’ sommariamente B-Movie è un mondo che è stato recentemente riscoperto e in un certo modo riabilitato.
Ti sei mai fatta un’idea personale sul motivo di questa sorta di “ripescaggio” del cinema di genere?

Sinceramente non mi sono mai fatta un’idea sul perché di questa tendenza. Credo che sia il pubblico stesso in un modo o nell’altro ad aver dimostrato interesse per questo mondo; i distributori intercettano semplicemente i gusti del momento e fanno a loro volta da cassa di risonanza.

MUSICA

Segui i talent?

Si, seguo i talent. Alcuni mi piacciono, altri meno.

Credi che abbiano avuto un ruolo nel far tornare la voce al centro della produzione discografica rispetto a periodi passati?

Assolutamente si. Sicuramente hanno aiutato a fare uscire modelli di band e cantanti che in passato non avrebbero avuto la possibilità di salire alla ribalta.

VOCE E COMUNICAZIONE

Il ruolo della voce sta emergendo in “luoghi” fino ad ora inesplorati in campo tecnologico. Basti pensare agli assistenti vocali come Alexa e Siri, all’esplosione della messaggistica vocale avuta con Whatsapp e al miglioramento degli strumenti di digitalizzazione vocale. Tu, da persona che ha lavorato tutta la vita con questo “strumento”, vedi un cambiamento nella comunicazione delle persone che ti circondano? Percepisci più sincerità nel modo di esprimersi?

Si, ovviamente nella comunicazione c’è stato un cambiamento. Ma credo non più di tanto. L’essere umano è sempre essere umano, indipendentemente dalla tecnologia. Avere una comunicazione più immediata non credo che ci abbia resi più sinceri nell’esprimerci. Non vedo grandi differenze rispetto a prima, forse perché sono un po’ all’antica.

L’intervista a Cinzia De Carolis, per forza di cose deve terminare qui… naturalmente la sua vasta esperienza nel mondo dello spettacolo farebbe sembrare troppo corto qualsiasi articolo; mi auguro di poter tornare a parlare con lei in futuro visto il piacere che mi ha fatto la sua compagnia.

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Cinzia De Carolis

1 Comment

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giorgio biusoreply
Gennaio 30, 2020 at 5:04 pm

Bravo!! Giorgio Biuso

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